Sono stato in Giappone. Sì sì, 20 giorni, senza dirvi nulla. E non a fare il turista pensate un po’. In realtà ho pubblicizzato molto poco la cosa, ma ritengo che ormai sia giunto il momento di dirvelo: Tonari torna in Giappone in pianta fissa.
(CORO DI STUPORE)
Ebbene sì ebbene sì, ho trovato lavoro. A partire da fine aprile inizierò a lavorare in una piccola azienda di Takasago, a un quarto d’ora da Himeji e circa tre quarti d’ora da Osaka. Andrò lì a tradurre, ma principalmente per imparare a programmare in Visual Basic… che chiaramente col giapponese c’entra poco, ma si sa la realtà dei fatti (o almeno la mia ferma convinzione) è questa: laurearsi in lingue non serve a nulla. O sei molto fortunato e brillante e allora ok, oppure se pure ti capiterà di usare ciò che hai studiato dovrai comunque lavorare con altro che con la lingua (e quindi imparare di nuovo tutto da capo). Questo è, né più né meno, quello che farò io, dovendo ricominciare da zero ad apprendere un linguaggio, questa volta informatico.
Ma come sono andati quei 20 giorni (risalenti a gennaio)? Eheh duri, duri… premetto che ho avuto questa possibilità grazie alla mia fitta rete di conoscenze trasversali che ormai si estende per tutto il globo (“Pronto? Ah sei tu Bill? Ancora?? Ma quante volte devo dirtelo che dovevi comprare Yahoo a qualunque costo??”) e che sono stato in massima parte spesato, una fortuna rarissima. Tacerò tuttavia sulla natura del legame che mi ha portato fino a Takasago poiché sono un signore e non amo vantarmi delle mie imprese, come di quella volta in cui modestamente uccisi un leone a mani nude, pur ferito e sanguinante, e venni fatto re di un misterioso regno perduto al quale rinunciai per la salvezza del mondo.
Dicevo, 20 giorni duri.
Takasago, prefettura di Hyogo, 100mila abitanti. Detta così sembra quasi un centro discreto, del resto Ancona ha la stessa popolazione ed è capoluogo delle Marche. E invece la morte totale. Non solo, ma nessuno straniero, niente di niente, unicamente giapponesi. Questa cosa prima di partire mi avrebbe esaltato: sì niente stranieri e vai! E invece invece… invece devo ammettere che si sente la mancanza di qualcuno con cui condividere il proprio punto di vista “esterno” alla faccenda, si sente eccome. Parlare tutto il giorno giapponese è bello e utile ok… ma ritrovarsi poi anche soli a fine giornata (senza nemmeno internet, che potevo usare solo in ufficio) non è stato semplice, ve lo garantisco. Alla Keio c’erano Beppe, Filippo, Andrea… tutte persone grandissime, con cui si era creato subito grande affiatamento. Qui invece per più di un momento la mia determinazione ha vacillato, nonostante fossi in Giappone e nonostante sapessi bene (e sappia ancora adesso) che quella che mi si presenta è una opportunità d’oro per il mio futuro. Ma i tempi gloriosi e luminosi della Keio mi son sembrati molto molto lontani. Fossi tornato a Tokyo avrei avuto tanti amici da rivedere e tanti posti da ritrovare, ma a Takasago chi c’era? Nessuno. E la solitudine di sera ha pesato parecchio.
Fortunatamente i miei colleghi si sono rivelati delle ottime persone, cercando subito di coinvolgermi nel loro giro. L’azienda è formata da 30 persone circa, è una realtà piccola in cui ci si conosce tutti. Il mio dipartimento, quello di sviluppo software, è formato da altre 4 persone: Touchi, Hara, Mori e Yamauchi, quest’ultimo nostro caporale. Hanno tutti un’età compresa tra i 25 e i 31 anni e quindi è abbastanza semplice trovarsi, una volta siamo anche usciti tutti per andare al karaoke.
Così, dopo averci pensato molto bene ho deciso di prendere il treno che, c’era da giurarlo, non sarebbe mai più passato per la stazione Tonari Centrale e nemmeno per Tonari Santa Lucia. Un treno giapponese, forse scomodo e privo di compagni di viaggio già noti, ma carico di promesse e opportunità.
Comunque nei prossimi mesi vi parlerò meglio della realtà aziendale (decisamente diversa dalla nostra), di cosa faccio esattamente, dei miei colleghi, della casa in cui dovrei andare a stare. Ci sarà tempo, non temete, anche se all’inizio dovrei essere sprovvisto di internet e quindi un po’ più in difficoltà.
Per concludere spero che sia una cosa normale e comprensibile il fatto che mi stia un po’ cagando in mano.





